Materiali e tendenze per la PE 2020 e qualche riflessione a margine dell’evento

In questi giorni a Milano si è svolta la HOMI Fashion & Jewels, una delle più importanti fiere nazionali di bigiotteria e accessori moda dedicata agli operatori del settore. Ho deciso di andare a curiosare un po’, ansiosa di scoprire le nuove tendenze PE 2020 in fatto di moda accessori – spoiler: grandi novità non ce ne sono! – e magari scoprire qualche fornitore interessante di pietre e componenti. È stato un vero ‘bagno di folla’: decine di brand (italiani e non), chilometri di esposizioni e una giornata intera spesa a osservare e valutare. Nelle righe seguenti cercherò di tirare le somme di questa bella esperienza, focalizzando la mia attenzione su tre aspetti del business che mi stanno molto a cuore: artigianato, design e branding. Ma andiamo con ordine!

Gemme, materiali, componenti

In generale, mi sembra di vedere ancora un grande amore per le pietre naturali, che siano pietre semi-preziose – rese ancora più brillanti da sfaccettature e tagli particolari – o perle coltivate di tutte le forme e colorazioni. L’argento 925 è il metallo dell’alta bigiotteria per eccellenza, proposto ancora nelle varianti con placcatura in oro giallo ma soprattutto in oro rosa. Molti crafter amano la lavorazione del bronzo, mentre in forte ascesa è lo zama – una lega di metallo vicina allo stagno e al peltro – un metallo leggerissimo che si presta molto bene alla stampa (quindi alla produzione in serie) e alla realizzazione di monili scenografici ma allo stesso tempo comodi da indossare. Al contrario, ho visto pochissimi abbinamenti di metallo con altri materiali alternativi come legno, ceramica e tessuto.

Gli stili, le tendenze

In fatto di tendenze moda, mi sento di affermare che non esiste più da molto tempo un unico trend, ma tanti stili diversi, ognuno dei quali in grado di accontentare i desideri della propria nicchia di riferimento. Fra le tendenze viste a Milano, queste rimangono le più importanti:

  • Il gioiello di design: a metà tra l’oggetto da indossare e l’opera d’arte, il gioiello di design è un oggetto statement, intorno al quale si focalizza l’intero outfit. Bronzo e argento giocano con forme astratte e geometriche e le più disparate tipologie di lavorazione;
  • Il gioiello minimal: piccolissimo ma molto glamour, amato dalle giovanissime, è il bijou da portare tutti i giorni, che si adatta a tutto, semplice e discreto, spesso personalizzato con simboli o frasi;
  • Il gioiello unusual: è il gioiello che rompe gli schemi della tradizione – ad esempio, gli orecchini spaiati – anch’esso dedicato a un target giovane;
  • Il gioiello ethno-chic: è una presenza intramontabile, oggettivamente bello e importante, che si contende la stessa clientela adulta del gioiello di design. In fiera, molto belle le proposte con le micro pietre dure e il corallo;
  • Il gioiello chip: colorato, instagrammabile, di produzione industriale estera, a volte eccessivo ma talmente economico da essere acquistato da tutte almeno una volta nella vita senza troppi pensieri (indovinate quali erano gli stand più affollati?)

Design vs. Handmade

Fra designer italiani, brand famosi e venditori all’ingrosso, mi sembra doveroso fare un piccolo ragionamento sull’importanza di definire, per ogni brand che si rispetti, il grado di artigianalità del prodotto proposto.

Mi spiego meglio: tra il numero infinito di marchi presenti in fiera, la percezione è stata quella di non fare alcun distinguo tra chi propone un prodotto interamente realizzato a mano e chi invece assembla (anche con gusto) componenti di origine industriale. La differenza c’è e la si percepisce, in primis, quando si va a vedere il prezzo, ma di primo acchito potrebbe sembrare tutta una questione di tendenze moda e comunicazione.

La questione si complica ulteriormente se consideriamo che, tra l’artigiano che plasma con le sue mani il bronzo e il designer che assembla componenti, c’è, ad esempio, il creativo che fa lo schizzo su carta (o rendering) e poi fa realizzare i suoi componenti originali a ditte specializzate; quindi un designer, ma non un artigiano. Oppure l’artigiano che diventa brand di successo e, per reggere l’alta richiesta dei suoi prodotti, rinuncia ad alcune tecniche prettamente artigianali per velocizzare la produzione e abbattere i costi.

Il branding, un Giano bifronte

Una cosa è certa: in fiera a Milano ci vai solo se hai un brand ben confezionato. Al di là della qualità e del valore artigianale del prodotto nudo e crudo, il vestito è ciò che fa la differenza. Però il branding non ti svela in modo diretto e chiaro la natura dell’oggetto. Sei tu – cliente, buyer, collezionista – che devi informarti e avere le competenze giuste per soppesare il valore artigianale/artistico dell’oggetto che prendi in considerazione.

Il problema del fatto a mano (in Italia)

Sebbene le cose stiano lentamente migliorando, bisogna ammettere che la produzione di bigiotteria artigianale in Italia ha ancora un grosso problema, e cioè quello di essere associato alla sfera dell’hobbistica femminile e del passatempo creativo.  “Ti piace la mia collana handmade?”, e subito pensi alle bancherelle del mercatino di Natale con i bijoux a 10 euro. Niente di più sbagliato!*

Mentre l’oggettistica in ceramica e vetro mantiene una propria dignità artistica (celebrata non solo da fiere commerciali, ma mostre ed eventi culturali, come ad esempio la bellissima HOMO FABER che si svolge ogni due anni a Venezia) e l’alta gioielleria  non si mette mai in discussione – anche solo per il valore intrinseco dei materiali -, la bigiotteria è un mare magnum confuso, frainteso, da valutare di caso in caso. Per questo probabilmente sono nate nuove sottocategorie come “alta bigiotteria” e “bigiotteria d’arte”, che si sforzano di fare chiarezza o per lo meno dei distinguo sostanziali.

Concludendo…

Quale lezione ho imparato da questa esperienza?  Da artigiana, mi rendo conto di quanto sia difficile trovare il proprio ‘posto al sole’ in un mondo di offerte commerciali praticamente illimitato, dove il marketing gioca il ruolo di attore protagonista; d’altro canto, sono sempre più convinta che il savoir faire sia il bene più prezioso, che deve essere protetto (anche dalla tentazione di renderlo commercialmente più appetibile) e valorizzato al massimo con una comunicazione puntuale.

Se, come me, ami l’artigianato e stai cercando un accessorio particolare prodotto in serie limitata, visita il sito de La Bottega Liventina: troverai esclusivamente bigiotteria di alta qualità e accessori per capelli per le tue occasioni speciali. Se invece desideri un gioiello completamente personalizzato, scrivimi la tua richiesta alla pagina Contatti e insieme daremo forma ai tuoi sogni!

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* Qui ci addentriamo nella questione spinosa e complessa del saper dare il giusto prezzo al proprio lavoro artigianale. Sicuramente merita un post tutto per sé.